martedì 20 aprile 2021

Il piccolo gioco della realtà

 


Facciamo un piccolo gioco, giusto per ingannare la vostra mente fino al prossimo lockdown-riapertura da pandemia che vi aspettano da qui fino al 2023, vi va?

Oggi vi dimostrerò che per il vostro cervello biologico (o inconscio, chiamatelo come vi pare, tanto è lui che ha le chiavi di casa...) la realtà semplicemente non esiste per come essa è, ma per come la nostra mente è.


Non ci credete, eh? La realtà è una solida base su cui possiamo tranquillamente costruire tutto un sano mondo razionalistico e materialistico!

Ok, date un occhiata alla foto che trovate all’inizio dell’articolo. Fatto? Ok, ecco la sua didascalia originale...



Guardate attentamente :Questa foto ha vinto il Pulitzer. Un prete che dà gli ultimi sacramenti ad un contadino cubano proprietario della sua terra, che si è rifiutato di lavorare per il regime Castrista.. È stato fucilato senza diritto di difendersi per ordine del #CheGuevara. Ma questa foto non la vedrete mai stampata su una maglietta.

 

 

Agghiacciante, vero? Come vi sentite? Defraudati di un vostro mito romantico? Rinfrancati dalla conferma che i regimi comunisti sono sanguinari? Bene, vi invito cortesemente a SENTIRE con calma ed in profondità tutto ciò che scatena in voi quella foto e quel trafiletto.



Fatto? Bene! Ora prendete le forbicine con la punta arrotondata, bevetevi una pinta di colla vinilica e trasalite. In realtà la foto è effettivamente vincitrice di un premio Pulitzer, per quello che può interessarvi, ma la storia è un altra:



il premio Pulitzer nel 1960 è stato vinto da Andrew Lopez di United Press International per la sua serie di quattro fotografie di un caporale, ex membro dell’esercito del dittatore Batista, giustiziato da un plotone di esecuzione di Castro, la foto principale mostra il condannato che riceve gli ultimi riti.



Non un contadino cubano proprietario della sua terra, bensì un caporale dell’esercito antagonista di Fidel Castro.

Cambiato qualcosa? Per quale parte avete tifato? Ora avete un piccolo esempio del funzionamento della vostra mente e del processo di creazione della cosiddetta “realtà”. La mediazione tra un impulso esterno e le credenze interne, un punto di incontro variabile, una banderuola al vento tra la vostra interiorità e gli eventi che provengono dall’esterno. Un flusso di conferme o un "errore di percorso" da silenziare?

Immaginate tutta la cascata biochimica che avete scatenato dentro di voi, prima per una reazione poi per l’altra: ormoni, cortisolo, adrenalina... Questa è l'unica realtà biologica che emerge, una reazione biochimica importante a fronte di qualcosa che, di fatto, non esiste e non è mai esistita se non in una parte della nostra mente che procedeva (come fa di solito) ad eseguire una cernita, un confronto, tra ciò che essa immagazzina e i dati che provengono dall'esterno.

Ora fate un passaggio ulteriore: che avreste fatto se qualcuno avesse elicitato la vostra prima reazione istintiva? E da qui in avanti nasce il controllo, sia esso sociale, personale, mediatico, eccetera, eccetera.


Ma di questo parleremo più avanti, se ci farete ancora l’onore ed il piacere di farci compagnia nella lettura dei nostri articoli.

lunedì 15 marzo 2021

In morte dell’individuo

 


Chi è veramente scomparso a causa di queste cosiddette “crisi economiche”, e con la botta finale di questa pandemia drammatica che in più di un anno ha sterminato un seicentesimo della popolazione italiana, è l'individualismo e più in generale il concetto di individuo.

Questo concetto che era tanto caro alla cosiddetta cultura edonistica degli anni ‘80, un individualista che adorava godere della propria beatitudine economica, della propria indipendenza morale, comportamentale e sentimentale, è drammaticamente scomparso dopo che da una parte il neo comunismo capitalista Cinese e dall'altra parte il turbocapitalismo occidentale lo hanno stritolato. Il "rocker" che incitava a vivere una vita spericolata ora ci redarguisce sul senso comune e della responsabilità di indossare la mascherina!

Perché se è vero che l'individuo è per sua stessa definizione puntiforme e variabile nelle sue scelte, proprio per queste caratteristiche risulta pericoloso per un ordine politico omologante come può essere il comunismo o, dalla parte opposta, un capitalismo estremizzato che ha bisogno di vendere la stessa qualità e quantità di ciarpame in tutto il mondo, con la minore differenziazione possibile, in modo da poter abbattere sempre più le spese e centralizzare sempre più la produzione in paesi che, guarda caso, sono quasi tutti (formalmente) comunisti o socialisti.

Bizzarro che questo essere pericolosissimo, ovvero l'uomo individualista, sia parimenti avversato dai culti religiosi, economici e anche dal comunismo! E, a ben riflettere, l'essere individualista in effetti è un paradosso anche da un punto di vista biologico perché, partendo proprio da un processo biologico, dobbiamo considerare che per la specie vivente l’individuo è importante ma la sopravvivenza della specie lo è molto di più.

In realtà, se approfondiamo solo un poco di più la nostra dissertazione, ci rendiamo conto di una cosa molto importante, ovvero che la natura porta la specie a differenziarsi in una miriade di individui, ognuno con delle variabili specifiche e che possono portare addirittura alla creazione di specie che finiscono persino per allontanarsi dalla specie di origine.

Questo in realtà è un processo ben conosciuto nella biologia e nello studio dell'evoluzione, infatti sappiamo grazie alla teoria delle catastrofi (René Tom) e alla scienza della complessità (Ilya Prigogine), che una ricca differenziazione all’interno di ogni specie è estremamente importante per difendersi dalle malattie e dai rischi di estinzione; una popolazione molto omogenea (quindi con poche individualità che si diversificano per comportamento o per caratteristiche genetiche) avrà una probabilità estremamente maggiore di scomparire totalmente nel caso venga attaccata da una patologia.

Questo possiamo verificarlo andando a guardare a ritroso la storia delle grandi epidemie come la peste: buona parte della popolazione scompariva, ma si creava anche una resistenza molto forte e molto efficace nella popolazione sopravvissuta (ricordiamo i monatti ovvero coloro che andavano a portare via i morti per peste, depredandoli dei loro averi, proprio perché erano già stati colpiti dalla peste e ne erano sopravvissuti).

Chissà perché, poi, il virus si differenzia in un numero così alto di varianti!
In realtà nel virus, ancor più di noi umani, ogni unità individuale fa quasi specie a se, apporta modifiche al suo stesso patrimonio genetico e può condividerle con le generazioni a venire.

A ben pensare e a ben riflettere il concetto di individualismo è molto simile anche al concetto di ego, che tante discipline religiose o spirituali vedono come il nostro peggior nemico!

Non identificarsi nell'ego, non essere nell'ego, levarsi dall'ego, ecc… Questa scelta piuttosto scellerata ha portato grandi problemi e grande confusione a tutti coloro che si sono rapportati con una ricerca spirituale personale e che hanno cercato probabilmente di eliminare questa tremenda macchia che sarebbe l’ego, senza riflettere che esso può essere, con buona pace di coloro che lo ritengono il male assoluto, la chiave per raggiungere una consapevolezza profonda di sé.

Che cosa pensare poi, nell'ottica di un certo asservimento della cultura e della “scienza”, all'articolo del Times di Charlie Warzel, che ci invita a non affidarci troppo al pensiero critico individuale?

Concludendo:

Ciò che emerge da questo particolare periodo storico e sociale è che sempre più necessario, per chi esercita il potere, gestire una massa il più possibile omogenea ed il più possibile manipolabile. Quindi, l’individuo solo, unico, con un pensiero critico ed individuale, va eliminato.

Con la potenza mediatica del virologo televisivo, con il giornalista asservito, con i leader politici “diversi ma simili” che si uniscono per il vero bene superiore: la loro sopravvivenza politica ed il pensiero unico necessario per la gestione globale.

Un'ultima considerazione per quanto riguarda la ricerca scientifica: se una cosa ci hanno insegnato la storia e l‘epistemologia è che i grandi balzi che la scienza ha effettuato nel corso dei secoli, il più delle volte, e dipesa dalla capacità dell'individuo, dal genio unico ed individuale (o dalla sua fortuna…) piuttosto che dall'ampiezza e dalla consistenza della cosiddetta “comunità scientifica", la quale è più concentrata nella gestione di uno status quo e nell'implementazione della tecnologia a livello sociale e politico.

A questo punto, essendo entrati in un concetto VERAMENTE scientifico, è facile fare previsioni: la grande parte di soggetti omologati incontrerà una catastrofe che non potrà evitare (perché non ne ha i mezzi tecnici, genetici o sociali), lasciando eventualmente l’intero pianeta ai pochi non omologati, che faticheranno non poco a ricreare la situazione precedente, o avranno la fortuna o l’intelligenza di creare una nuova società.

Buon Divertimento!

venerdì 19 febbraio 2021

Biologia della Politica


Biologia della Politica

 


In un mio precedente articolo ho parlato delle rivoluzioni e del perché è inutile parlare di rivoluzione poiché essa ormai rappresenta nulla più che un tentativo di controllo e di restaurazione di un ordine pre-esistente.


Ora vorrei continuare questo mio approfondimento sui concetti più attuali (e che non sono in realtà legati a microbiologia e virologia, ma semplice detenzione e perpetrazione del potere): in Italia ci troviamo di nuovo all'alba di un cosiddetto governo tecnico, ovvero un concetto formato da due parole che sono fondamentalmente un ossimoro l'una dell'altra.

Perché dico questo? Per il semplice fatto che i governi e le nazioni in generale dovrebbero essere gestite dalla politica e non dall'economia e dai tecnici o, come sta accadendo ora molto più semplicemente, dalla finanza.

Perché non esiste più la politica?

Come sempre per cominciare qualsiasi tipo di lavoro io affronti parto sempre da un'ottica biologica ovvero un senso legato a biologia, etologia, psicosomatica e genealogica dell'essere umano.

Questo non significa che parleremo di biologia tout court ma che parleremo di un approccio comportamentale e culturale legati all'etologia dell'essere umano che è un essere piuttosto complesso.

Tutte queste mie considerazioni sono nate prendendo spunto da un caposaldo di questo tipo di biologia, un testo di Henri Laborit che si chiama “elogio della fuga” ma cominciamo dall'inizio:

cosa vuol dire Politica?


l'etimologia di politica ci parla fondamentalmente di gestione della Polis - Politiches ovvero dal greco antico che attiene alla Polis, la città stato, con il suffisso Tecné, arte o tecnica perciò l'arte che attiene alla città, alla funzionalità della città, alla gestione della città e la cui origine a sua volta proviene da “popolo” (greco antico PoliticheS) e cittadino.


L'aggettivo “politico” dovrebbe quindi riguardare i cittadini.


Ma c’è anche un'altra scienza a cui chiedere un aiuto ovvero la sociologia; svariati studi sociologici ci danno una conferma che le antiche e piccole società umane riuscivano a gestirsi in maniera piuttosto efficace per garantire il cosiddetto controllo sociale fino alla dimensione di 150 individui per villaggio; sopra da questo numero devono intervenire una serie di scelte e la creazione di alcuni organi sociali e culturali che permettono la gestione della società stessa.

Perciò potremmo affermare, come giustamente hanno fatto i greci, che la politica nasce con la nascita delle città.


La politica dovrebbe essere, citando lo stesso laborit, “la più elaborata e la più alta delle attività umane”; leggendo proprio dal suo testo egli afferma “la specie umana, unica ad avere coscienza di specie, cerca ancora un modo di organizzazione planetaria per immaginare rapporti interindividuali che consentono la costituzione di gruppi umani capaci a loro volta di integrarsi senza antagonismo in insiemi umani sempre più vasti per giungere finalmente a costituire un organismo planetario dal funzionamento armonioso ed in grado di lasciar operare ognuno in modo che, assicurando la sua breve vita, assicuri anche quella della specie”.

Questa è in definitiva l'oggetto della politica: prima di tutto scienza dell'organizzazione della struttura sociale cioè di quella che regola i rapporti interindividuali.


Chiaramente c'è un aspetto termodinamico in questo funzionamento e che possiamo rappresentare con l'economia: un'altra parola di origine greca che significa οἶκος (oikos) casa inteso come beni di famiglia e νόμος (nomos) "norma" o "legge"  perciò si intende sia l'organizzazione dell'utilizzo di risorse limitate, finite o scarse quando attuata al fine di soddisfare al meglio bisogni individuali o collettivi ma anche un sistema di interazione che garantisce un tale tipo di organizzazione ovvero del cosiddetto sistema economico.

Quindi la politica e l’economia sono i modi con cui l'essere umano dovrebbe gestirsi e gestire gli altri; fondamentalmente ciò che è più importante per la politica è una visione di come si desidera prefigurare la società a venire e di come si desidera la società stessa del futuro.

Nel momento in cui la politica viene affidata al tecnico (cioè all'esperto di una attività intellettuale o manuale ovvero qualcuno che sa fare e sa operare) ebbene questa politica ha già perso la visione.

Nel momento in cui non esiste più un punto di arrivo ci si occupa solo della gestione e questo è ancora più inquietante; quando poi l'economia in realtà viene sostituita dalla finanza (che è una parola molto interessante con un'etimologia francese finance, che a sua volta parte dalla provenzale finansa nel significato di cessazione e che a sua volta proviene dal latino finisse ossia finire) tutto ciò scade nel dramma.


C'è una definizione in voga piuttosto ideologizzata e fideistica di finanza: “finanza e tutto ciò che ha un fine ed il fine della finanza è il bene comune”


Che la finanza abbia come punto di arrivo il bene comune sarebbe da stabilire in maniera più approfondita, ovviamente... La finanza attuale, in realtà, permette il lusso di pochi a scapito della povertà di molti e anche qui subentra una bellissima citazione di Franklin Delano Roosevelt, 32° presidente degli Stati Uniti, e che dice “avevano cominciato a considerare il governo degli Usa come una mera appendice dei loro affari. Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo della malavita organizzata".

Riassumendo qualsiasi governo e, per estensione, qualsiasi politica che si occupi di tecnica, di gestione, di finanza ma non estrinseca alcuna forma di visione se non quella della gestione finanziaria implica che non sta operando per il già citato bene comune.


In Italia ce ne accorgiamo anche dai nomi che vengono dati alle cose, tornando sul concetto profondo e importante che hanno le parole di cui ho già trattato in alcuni corsi e in alcuni articoli:
siamo passati dalle unità sanitarie locali alle aziende unità sanitarie locali e le abbiamo fatte diventare aziende sanitarie locali; questo chiaramente ci dice che è molto più importante la gestione delle risorse, specie se sono poche, a dispetto dell'unità.

Tutta questa narrazione ad alcuni potrebbe apparire complottistica ma il complotto implica che parte delle informazioni o parte del disegno siano celati, nascosti mentre qui è tutto alla luce del sole e viene continuamente svolto.


L'operazione tutt'al più è fideistica, religiosa, ovvero viene inculcata un'idea posticcia per cui il fine ultimo della società dell’animale Homo Sapiens sia il mantenimento finanziario di alcune fasce molto circoscritte della popolazione.

Oppure, più letteralmente (se pensiamo all’etimologia da cui deriva finanza) alla fine della specie...


Se a ciò sovrapponiamo anche la gestione e lo sfruttamento delle risorse al ritmo attuale ci è facile intuire quanto fuori da ogni funzionalità biologica sia tutto questo.

Soluzioni? Infinite, ma ogni singolo individuo deve assumersi la responsabilità della propria.

Ma avremo tempo per parlarne!


sabato 17 ottobre 2020

Riflessi e riflessioni

 



C’era una volta... da sempre...

C’è anche questa volta


Consapevolezza 2020 - esame della mia realtà-


Stiamo lentamente morendo tutti, chi più chi meno velocemente ma tutti, ineluttabilmente.

Però stiamo anche vivendo tutti? Cioè, io ci sto provando, voi? 

Nel rispetto di una salute pubblica, collettiva, mondiale, stiamo vivendo da malati in condizione di guerra. Anche il coprifuoco? Ancora? Seriamente?

E in tutto questo caos di DPCM (decretami pure come morirò) lunedì (5 giorni fa) ho fatto il tampone mensile sul posto di lavoro (lavoro in sanità, controllo mensile gratuito. Grazie). Questa mattina, sabato, alle 8.05 mi ha svegliata la telefonata con voce registrata che mi comunica che sono negativa (come tutte le precedenti). 

Credo di essere davvero molto molto fortunata, rispettosa, brava... 

Fortunata l’ho già scritto?


In questi 5 giorni, solo per lavoro, ho frequentato: 

- 5 differenti strutture socio sanitarie

- circa 200 utenti ad alto rischio

- circa 60 colleghi operatori della sanità


Senza avere un referto in mano. Ovviamente indosso DPI e rispetto i protocolli ma la domanda mi sorge spontanea (da mesi ormai). Se fossi stata positiva? Potenzialmente 260 infetti in più per contatto con me, più tutti i collaterali legati alle famiglie/frequentazioni/incontri casuali di ognuno. In una sola settimana farei una strage di nuovi positivi... sono proprio fortunata, siete proprio fortunati.


Peccato che da marzo a giugno, in pieno picco, i controlli non fossero così frequenti... ma le tempistiche del referto e il monte persone che incontravo in 5 giorni è pressoché invariato...


Quindi, giustamente, lo stato adesso prende precauzioni. Mascherati h24 (a Pirandello piace questo elemento), igienizzati in ogni dove (a Masto Lindo piace questo elemento), controllati, tracciati, segnalati, dita puntati, distanziati, isolati... scoglionati? (Questo forse non dovevo scriverlo... perdono...)


Ed io, come molti i miei colleghi, gironzolo di struttura in struttura, di rischio in rischio, di persona in persona. SONO UNA BOMBAAAAA (non fraintendiamo questa affermazione come un picco di autostima).


Quindi

- la mascherina ha una sua funzione se c’è prossimità, specialmente al chiuso, specialmente con persone a rischio... non in piazza a Bagnacavallo, alle 19.30, dove siamo in 4 e il più vicino a te è a 40 metri... ecco... li non molto... ma ti fanno la multa...

- l’igiene è fondamentale, nuova questa, vero?

- il tempismo e la prevenzione sono... no, non sono...


...Il razionale è andato... tutto è generalizzazione... uno, nessuno, centomila...


Uno -> se sei della casta o sei sano

Nessuno -> se NON sei della casta o sei sano

Centomila -> se sei uno ma sei positivo e lo scoprono i mass media


Mi piacerebbe si potessero prendere precauzioni adatte alla situazione locale e personale e se ci si sposta ci si adatta


Non è polemica, solo una personale considerazione dei fatti


Ad ogni modo si accettano proposte di soluzioni alternative


Non si accettano inutili lamentele o polemiche sterili


Si consigliano percorsi per aumentare la consapevolezza individuale


Nascondiamo naso e bocca ma esponiamo il cervello



LaFede


martedì 28 aprile 2020

La Mala Informazione



NonSenso unico
Autore: La Fede

Chissà se il mio pensiero è da censura, che ormai anche solo pensare in obliquo fa ode lontana alla censura. Correrò il rischio perché ogni tanto la rabbia si fa sentire fino a brulicare nelle orecchie. Sono 15, forse più, anni che evito la tv più commerciale, capita però la quarantena e il tempo si dilata, nasce anche la curiosità di sentire cosa si dice in quella scatola globale. Ascolto sempre distrattamente, non guardo, faccio altro. Qualche settimana fa mi si stampa nel cervello una frase, non capisco, si aprono interrogativi ancora insoluti. La frase: “La pandemia ha fatto circa 90.000 morti nel mondo, di cui il 50% di Coronavirus”... alzo la testa, non ho capito, c’è una pandemia in atto oltre al Coronavirus? Questo virus non è la pandemia? Cos’è una pandemia? Quindi quanti sono i morti per Covid-19? Se ho capito bene 45.000…
Poi leggo su Wikipedia “Secondo l'OMS le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:
1.  la comparsa di un nuovo agente patogeno;
2.  la capacità di tale agente di colpire gli umani;
3.  la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio
...Vi sono state diverse critiche a questa definizione, essendo venuta a mancare la specifica di gravità, pertanto anche virus con bassissimi indici di conseguenze gravi possono essere inclusi nella definizione di pandemia... Il dott. Anthony Frauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases degli Stati Uniti ha dichiarato all'inizio di febbraio 2020 che tuttora non esiste una definizione scientifica e definitiva di ciò che costituisce una pandemia.” Fine della cit.
Ah, quindi non lo sanno più neanche loro... Così mi sale un attimo di carogna, penso alla mia famiglia, magari ha ascoltato la notizia distrattamente pranzando e ha sentito quello che volevano far sentire “Il coronavirus ha fatto 90.000 morti”, sono abbastanza certa che sia andata così per la maggior parte degli spettatori. Ma la realtà pare ben diversa. Posto che ora i morti sono cresciuti ma rasentano circa lo 0,1% della popolazione mondiale, posto che non sottovaluto la situazione, provo dispiacere per le vittime, sono un sanitario di quelli “in prima linea”, mi trovate lateralmente a sinistra; al lavoro mi capita di avere paura, a casa mi capita di preoccuparmi, rispetto i nuovi regolamenti imposti, ma nonostante tutto continuo a guardare i fatti. Si parla tanto di case di riposo, io ci lavoro, le persone muoiono e sono sempre morte, il raffreddore di uno diventa il raffreddore di tutti così come per  le restanti patologie, così come per qualsiasi contesto chiuso. Ma non è la polemica che cerco, è la rabbia verso il sistema di informazione, la comunicazione distorta, la censura. La mala informazione, che è peggio della disinformazione, sta mietendo più vittime del virus. Vittime del sistema, morti cerebrali, morti di paura, morti di mancanza di lavoro, morti di mancanza di distrazioni, morti di fame... che tanto pare finiscano nell’immenso calderone dei morti di Covid-19. “Lavarsi costantemente le mani” questo ha detto anche ieri il giornalista di un tg, avrà voluto dire frequentemente immagino, ma il termine utilizzato è improprio, come l’utilizzo di strategie militari, la distorsione delle leggi, il dichiarare lo stato di emergenza che dovrebbe entrare in vigore solo in caso di guerra... per un virus… e domani? Per che cosa utilizzeranno queste contromisure alle quali ci siamo tanto bene e velocemente abituati? Questo mi fa davvero paura. Di cosa muoiono le persone che non muoiono di Covid? Le persone muoiono ancora per cause differenti da questa? Vecchiaia? Cancro? Insufficienze respiratorie senza Covid? Insufficienze cardiache? Ictus? Incidenti stradali? Incidenti sul lavoro? Forse no... e l’immigrazione? È ferma causa Covid? Non sbarca più nessuno? Oppure... solo non si vedono i due leocorni? La mafia? Non fa più notizia, i femminicidi fanno poca notizia, se ne parla solo per dire che è colpa della quarantena, quindi è colpa del Covid… pure quello… che prima invece era colpa della donna, almeno adesso è colpa del virus. Il sistema mass media è distorto, racconta una realtà distorta, come la guardassimo dagli specchi del luna park. Questo mondo distopico mi spaventa, mi atterrisce e mi fa tremendamente rabbia. Il non senso è diventato socialmente accettato, ma i dati di fatto dove sono finiti? Quante persone sono morte realmente in questi mesi nel mondo? Qual’è la percentuale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno? Dei 10 anni precedenti? Siamo certi che a livello globale ci siano così tante differenze? E l’Africa? Muore di Covid ora... no! No! Moriva di fame, di sete, di HIV, fino a ieri! Di sfruttamento e dittature, non di Covid-19! Non solo ora. Ma sembra che non ci sia più altro a cui portare attenzione adesso. Attendiamo il vaccino per uscire, sento dire. Ma il vaccino per quale ceppo? Per quale mutazione? Una? Tutte? E la stragrande maggioranza delle persone sta guarendo ora, senza una cura apposita, senza un vaccino, guarisce. 
Ma l’amico americano? Il biondo che fa impazzire il mondo? Lui si applaude, assieme ai “giornalisti” che lo lodano. Ha fatto più tamponi che nel resto del mondo, ha detto l’omino dentro la scatola magica del soggiorno, ok ho pensato. Poi ho guardato i numeri, ammetto di essermi fatta aiutare, che io e la matematica non sempre siamo in buoni rapporti… I dati che mi piacciono tanto, gli inconfutabili numeri presi da fonte attendibile, il sito dell’Istat :
 U.S.A. 5.000.000 di tamponi su 328.000.000 di persone. Calcolo: circa 1,5% della popolazione.
Italia 1.500.000 tamponi su 6.000.000 di persone. Calcolo: circa 2,4% della popolazione. 
La percentuale italiana è nettamente superiore a quella americana eppure i media non lo dicono. Ma è una cosa bella no? Allora mi viene da pensare che forse al President T. possa dispiacere se per una volta applaudiamo il nostro Paese, che si è dimostrato, nonostante tutto, più efficiente del suo. Allora continuo a chiedermi, al servizio di chi è questa mala informazione? Non al mio a quanto pare. Non parla chiaramente, omette “dettagli” che capovolgono il punto di vista quindi, potenzialmente, l’opinione pubblica o popolare, propina pappardelle mal preparate dette nel salotto della Barbarella nazionale.
Ho anch’io la mia proposta (che è di moda avere una proposta): un unico tg in prima serata, non uno ogni 10 minuti differente per rete, influenzato dal proprietario dell’emittente. Un unico tg fatto di dati certificati, fonti certificate fornite al pubblico, che, se vuole, le può ritrovare e verificare facilmente. Esperti accreditati con riferimenti ai loro lavori pubblicati e rintracciabili come il punto precedente. Tribune di confronto tra i suddetti senza censura, numeri chiari e reali spiegati con grafici e parole comprensibili a tutti, alla nonna e al nipote, al dottore alla alla collaboratrice domestica straniera, a me. Un tg con notizie vere, specchio del mondo reale, spiegate in modo chiaro, che faccia informazione pulita e favorisca l’auto approfondimento, che aiuti a sviluppare un pensiero critico e personale, non una massa belante, omologata e inconsapevole. E’ davvero il virus il vero nemico da combattere in questo momento? E poi combattere... Non siamo in guerra, io non sono in guerra, io non combatto. Io resto diffidente, io mi informo, creo il mio pensiero critico e resto libera, anche di modificarlo. Ma non combatto. Assieme a dubbi e consapevolezze, io cresco.
La Fede

Perché crescere? Ovvero perché la crescita personale è l’unico vero investimento redditizio.

  Susan Neiman è una filosofa americana estremamente interessante. Contemporanea, vivente e pensante, in un epoca come la nostra si pone...